Filosofia e Concetto

Il Club ’74, quale associazione con finalità terapeutiche e riabilitative, si riconferma prezioso strumento di lavoro che, attraverso la mediazione della sua piattaforma relazionale e di un’agile struttura organizzativa, ha permesso la realizzazione di progetti culturali di diversa natura, attivando in modo concreto e creativo l’autodeterminazione e la responsabilizzazione delle persone coinvolte in un’ottica di confronto e di condivisione delle esperienze.

In effetti questo strumento/comunità si è visto ulteriormente riconosciuto non solo quale interlocutore di riferimento per partner o associazioni private o pubbliche, ma anche per l’importante supporto accordatogli dalla popolazione e dalla copertura mediatica; in particolare da quella della carta stampata, relativamente alle proposte d’animazione, con un ritorno d’immagine oltremodo positivo per tutta l’OSC.

Già nel 1929 H. Simon (psichiatra tedesco) scriveva: i tre mali di cui sono minacciati i nostri ammalati in un ospedale e contro cui deve lottare senza posa la nostra pratica terapeutica, sono i seguenti: l’inazione, l’ambiente sfavorevole dell’istituto e il pregiudizio del malato stesso.

Egli considerava quindi l’ambiente (l’ospedale) come un insieme che bisognava trattare perché poteva avere “le sue malattie”. Da lì l’importanza di far uscire i pazienti il più presto possibile, eventualmente accompagnandoli, per inserirli in luoghi il meno possibile medicalizzati. Questo per vari motivi, tra cui il fatto che il paziente, restando soprattutto in reparto, resta prigioniero del suo problema di morbilità, mentre partecipando alle varie attività e gruppi al di fuori del reparto, oltre a  mettere in comune esperienze e vissuti, si sperimenta favorendo un recupero delle proprie capacità e degli indispensabili aspetti motivazionali attraverso più ricche e complesse relazioni.

Un altro concetto essenziale per Simon era quello dell’assunzione di responsabilità da parte del malato, infatti bisogna sempre tener presente che in ogni malato c’è una parte sana su cui si può contare per la costruzione di un progetto terapeutico evolutivo.

Siamo soddisfatti che le statistiche indichino una diminuzione della contenzione fisica, ma bisogna sempre essere vigili sul pericolo di una “contenzione mascherata in reparto” rappresentata da tutta una serie di attività, che limitano la libertà di movimento, e che potrebbero invece essere svolte in altri ambiti.

Quest’ultimo concetto è particolarmente importante perché permette all’operatore (medico, psicologo, operatore sociale, infermiere ecc.) di valutare il proprio paziente in un ambito diverso dal “luogo di cura” dove dinamiche e interazioni con gli altri evidenziano competenze, capacità e risorse che sono altrimenti “imbrigliate” dal ruolo di malato.

Si rivelerebbe particolarmente utile, dal punto di vista terapeutico-riabilitativo, incrementare la partecipazione dei medici assistenti e di altre figure professionali nelle varie attività in cui i loro pazienti interagiscono.

Pensiamo in particolare ai vari gruppi di parola, ma non solo, come l’Assemblea Generale (grande gruppo e spazio democratico), il segretariato, la redazione del giornale, le tavole rotonde, il gruppo fiabe, ecc.
Tra l’altro gli argomenti principali di questi momenti d’incontro si sono focalizzati su violenza, paura, perdita del lavoro, dipendenze, esclusione, ecc.

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Club ‘74 - c/0 Organizzazione sociopsichaitrica cantonale (OSC), Via Ag. Maspoli, Stabile Valletta, 6850 Mendrisio

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